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Dicono di me

 

Paolo Levi

"Luciana Bertorelli ricerca,tramite una sperimentazione di improvvisi alchemici, presenze tangibili di essenza armonica.Ciò che è primario in questi lavori è l'insieme plastico di forma e di colore. Forme con attinenze naturali. E'questo il caso del movimento ritmico del corpo scultoreo dal titolo significativo"Scultura di luce". L'artista si sposa, in questo avvenimento poetico, all'artigiano che modella a mano, con fare virtuoso, la terra refrattaria colorata con ossidi e smalti,a cui fa da controaltare un tutto tondo di lezione novecentesca, intitolato, con suggestiva sensibilità "Cantico". Anch'esso lavoro modellato a mano in terra bianca colorata con engobbi e, poi, trattata con cera naturale. La Bertorelli-è proprio il caso di annotarlo-gioca ancora una volta con il fuoco:con il tondo da tavolo, o da parete,dal titolo"Le radici del cielo",piatto modellato al tornio e inciso a mano dal messaggio visivo arcaico"

 

Guido Vigna

"Luciana Bertorelli è una delle figure più attive ed interessanti del panorama artistico savonese. Nel suo studio SPAZIOGAIA, già in via Collodi 54 r, ora in via Briano 2, Valleggia di Quiliano (Savona), anima incontri culturali con musicisti, letterati ed artisti. Ceramista di grande esperienza e sensibilità, costruisce attraverso un segno sensuale e materico un universo di grande intensità poetica"

 

Aldo Pero

LE RADICI DEL CIELO

"Nel secondo libro delle Leggi Platone scrisse che l'attività del giudice poteva essere svolta solo da chi possedeva saldo, come faro dell'anima e luce del proprio operare, il concetto di essere chiamato a svolgere la propria attività non per interesse personale ma al servizio della comunità. In tal modo esprimeva un'esigenza di onestà; e subito dopo soggiungeva che ancor più delicato, ed ecco un'istanza etica, era il còmpito del maestro, cui la società delega non solo l'onere di coltivare l'intelletto degli allievi, ma soprattutto quello d'apprendere loro il difficile cammino della virtù.

Chi, come Luciana Bertorelli, ha fatto per anni, attenendosi con dedizione alla direttiva tracciata dal filosofo ateniese, l'insegnante ha acquisito un'attitudine mentale e spirituale che in séguito ha trasferito all'attività artistica. Volendo insistere sul crinale filosofico ricorderemo che Fichte, delineando la missione del dotto, l'ha assimilata a quella degli artisti affidando agli uni e agli altri lo stesso compito d'insegnare e di essere un nobile termine di riferimento per gli altri. Con grande ed apprezzabile discrezione Bertorelli ha trasfuso, in termini sempre più stringenti, tale ethos in una produzione giunta negli ultimi anni ad una sontuosa, libera, originale, maturità. Ungaretti diceva che gli aggettivi sono importanti per conferire colore ad un testo, ma sono giustificati a condizione di essere «davvero necessari e significativi».

È quindi doveroso giustificare l'uso ed il significato di "sontuoso", "libero" ed "originale", tre aggettivi non impiegati a caso. L'opera dell'artista savonese è "sontuosa" perché impegnata in quasi tutti i settori delle arti figurative, dall'olio alla tempera, dalla tela arricchita con la sovrapposizione di componenti extrapittorici al disegno, dalla piccola statuaria alla ceramica; e con ciò non sarebbe ancora sontuosa ma soltanto molto variata. Diventa "sontuosa", e chi legge ha davanti a sé oltre venti opere sulle quali verificare la verità di tale affermazione, in virtù dell'assoluta disinvoltura dell'esecuzione, che non conosce incertezze e che ha raggiunto l'estrema semplificazione dei mezzi impiegati in funzione del risultato da ottenere.

Risulta sontuosa perché ogni pezzo è un'idea trasformata in visione, perché ogni visione ha un proprio inequivocabile carattere, perché tale carattere s'iscrive nell'orizzonte del prodotto d'arte pur nella variazione dei mezzi più opportuni per realizzarla, ed infine perché tali idee trasformate in immagine danno origine ad immagini di grande fascino decorativo nel dominio assoluto del materiale e della forma impiegati. Bertorelli è "libera" per la gioia interiore che le permette di superare le difficoltà del presente paragonato ad un ideale paradiso perduto, ma essa si guarda bene dal "disimpegnare" le proprie opere, banalizzandole in qualche forma di presuntuoso astrattismo. Il messaggio deve sempre emergere dal contesto dell'opera, normalmente inserita in un tema di ricerca, proprio per garantire che l'arte non sia mai disgiunta dalla morale.

Non sono prediche generiche o fatuo inseguimento delle mode; si tratta invece di esortazioni garbate, moniti gentili quanto fermi affinché l'arte stia nel mondo, viva della vita universale di tutte le creature del mondo. La sua è dunque la libertà dai troppi luoghi comuni che instancabilmente la nostra età di gente che si crede libera e che pare afflitta da deliri egoici, è purtroppo libera soltanto di "pensare" e di ripetere gli slogans che di tempo in tempo qualcuno offre alla sua distratta attenzione, mentre l'onestà e la generosità sono virtù meno appariscenti, ma eternamente valide.

Bertorelli non grida e non predica; offre un chiaro monito che è "originale" non in quanto inedito, ma perché diverso dalla banalità della nostra epoca. I messaggi attorno ai quali vanno di tempo in tempo concretandosi le sue idee morali hanno trovato quale ultimo approdo alcuni felici temi espressivi, come gli alberi, simbolo non solo della vita ma anche della purezza per quel loro essere incontaminati di fronte ad degrado del tessuto urbano. Sono diventati nelle mani dell'artista, col passar degli anni, alberi sofferti, nati all'arte come la selvaggia distesa di pruni nei quali si dilacera la straziata figura del dantesco Pier delle Vigne; alberi contorti quasi fossero stati offesi da mille tempeste, alberi inquietanti e pieni di tosco, alberi dipinti su tela, ritagliati in tela di sacco e riportati sul supporto, in colori oscuri, dominati da un cupo rosso bruciato, oppure estremamente stilizzati e modellati, in virtù della speranza, a portatori di luce.

Un secondo tema riconduce all'amore, un sentimento che viene universalizzato con la sua insistita iterazione in varie forme, fino a comprendere tutte le sue accezioni: vi è l'amore di coppia, spesso rappresentato in ceramiche di bellissimo effetto anche per la sapienza antica dei "fornacianti" della tradizione albisolese. Con mano piena di trepida delicatezza Bertorelli traccia coppie di nudi abbracciati, gli occhi fissi l'un nell'altro in un rapimento sordo al mondo esterno ed allontanato in un tempo senza fine. All'effimero degli amori d'oggi, la mano e il cuore dell'artista paiono augurare unità d'affetti e che l'estasi della prima conoscenza perduri senza fine.

Ma c'è il concentrato e sofferto amore della madre dolente, tracciato in una sobria ma straordinaria piccola crocifissione, raffigurata con somma semplicità ricorrendo quasi esclusivamente al bianco e al nero, purtroppo non presente in mostra. Ed esiste l'amore materno pieno di tremore e di speranze, con tutta la tenerezza struggente del misterioso e sublime rapporto madre-figlio, ripetuto infinite volte dall'inizio della storia e pur tuttavia vergine, nuovo ed intenso come la prima volta. Le radici del cielo trovano stanza anche nel "guscio della memoria", il più originale tema proposto dall'artista, nel quale forse si concentra l'essenza della complessa poetica di Bertorelli. In queste realizzazioni, tanto dipinte che realizzate in ceramica, viene illustrato il senso ed il valore della tradizione, del sapere donde veniamo per meglio decidere dove andare. Si tratta di esortare l'uomo a trovare il proprio ubi consistam e a non rinunciare mai alla dignità del passato per alienare se stesso in un incerto presente.

Del resto è proprio dal guscio della memoria che Bertorelli trae il coraggio di congedare un'opera per intraprenderne un'altra, momento traumatico per tutti gli artisti e soprattutto per quelli che, insieme a lei, vogliono concretamente comunicare con gli altri, con te che guardi come con tutti gli uomini della terra. Operare come fa Bertorelli significa non perdere in nessun caso il contatto preciso, tattile ed ideologico, con il prodotto che si vuole creare. Occorre pensarlo e toccarlo, ed il percorso tattile dell'oggetto, ancòra larvale rispetto all'esito finale, assume valori ancestrali di sacrificio ad entità arcane e non di semplice superamento dell'horror vacui che prende ogni artista di fronte alla pagina bianca, alla terra o alla tela vergine. Qui l'artista diventa artigiano e se il suo spirito ne è degno, se la sua maestria è sufficiente, se il pensiero vince l'ottusità e la durezza della materia, il miracolo avviene, e nasce l'opera d'arte. Luciana Bertorelli ha compiuto molti di questi miracoli cominciando sempre con l'inumidire la creta e con lo "sporcare" a caso la tela"

 

Giuseppe Manitta

Il Convivio anno 7 num.1 gennaio-marzo 2006

SPERIMENTALISMO ED ESISTENZA

Luciana Bertorelli nasce a Bedonia (Parma) ma si diploma a Genova al Liceo Artistico. E proprio nella citta'ligure,dopo essere stata allieva di Nobile e di Barbieri,apre il primo studio di pittura. Numerose le pubblicazioni su riviste di primo piano,come ARTE,e varie le mostre personal itenute a Roma,a Genova,a Piacenza,ecc."Bisogna proporsi diversi" mi scrisse una volta un critico come DOMENICO CARAe proprio questo giudizio mi pare calzante riguardo alla pittura della Bertorelli. C'e',pero',anche chi crede che l'arte la da'la vita e non gli esperimenti,come una volta ci tenne a dirmi ANTONIO PIROMALLI. Ma quando arte,vita e sperimentalismo trovano un connubio equilibrato si crea uno stile originale,intensamente espressivo tra forma, realta'e pensiero. Questo mi sembra il casodi Luciana Bertorelli,artista sperimentale che,attraversola sintesi spazio-temporale e la ricerca cromatica,assurge al sentimento ed alla poesia," ut pictura poiesis "diceva ORAZIO.


Fremiti dell'anima,istanze ispirative si condensano in un flusso continuo di colore e materia. Le figure femminili,essenzialmente predilette,divengono espressione di vita e di sofferenza,correlativo di una condizione esistenziale assoluta. Ma l'arte della Bertorelli,a mio avviso,e' anche fonte intensa di ricerca,ricerca del mondo e della propria anima,e quindi dimensione lirica. La materia e'solo mezzo d'espressione del demiurgo-artista.


La condizione dell'uomo quale soggetto e misura di tutte le cose permette,dunque,all'arte di entrare in una dimensione spazio-temporale assoluta,cosi'come in " SALMO 23 ",in cui cielo e terra sembrano schiacciare la figura femminile,forse una proiezione dell'artista,in cui il giallo deserto e il rosso fuoco (o sangue)lasciano solo uno spiraglio di azzurro sullo sfondo. Tre alberi sulla diagonale spezzano la linea di desolazione. "Se dovessi camminare in una valle oscura non temerei alcun male,perche'tu sei con me.."recita il SALMO 23,ma questa certezza nella Bertorelli lascia spazio alla fragilita'dell'uomo. Della dimensione fideistica dei salmi permane in quest'opera la grandezza della forza soprannaturale,ma allo stesso tempo la coscienza dell'essere uomo.

 


Gabriella De Gregori

"Dentro e fuori: spazio percorribile"; appuntamento con disegni, sculture, pitture e ceramiche di Luciana Bertorelli a Pozzo Garitta al "Circolo degli artisti", ad Albissola Marina da sabato primo ottobre. Il percorso creativo di Luciana Bertorelli conduce ad opere in cui si coglie un aspetto fondamentale: la sintesi. In questa fase evolutiva, le scelte cromatiche mirano alla creazione di atmosfere in cui le tinte si stemperano come in vapori soffusi, che creano la suggestione di uno spazio-tempo senza limiti. Il segno costituisce l´altro elemento ridotto all´essenziale: il contorno delle figure, che occupa quasi completamente lo spazio intorno, accentra l´attenzione e campeggia quale unico simbolo. L´Artista si è impegnata in una mostra che è ambientata nel cuore della cultura del Novecento italiano: Pozzo Garitta. Persona impegnata e sensibile ai problemi sociali e pure all´arte attuale: società e arte sono un binomio costante del suo percorso mentale, che affiora e si concretizza nel suo gesto artistico sia quando si esprime con la terra, creando sculture e pannelli talvolta cotti a raku, sia attraverso i limiti spaziali di un quadro, la cui superficie è ricoperta di elementi materici. La mostra è stata allestita dall´architetto Sara Parisi. Prosegue fino al 9 ottobre con apertura dalle ore 16,00 alle ore 19,30, sabato e festivi anche dalle 10,00 alle 12,00. Pittrice e scultrice. Luciana Bertorelli ènata a Bedonia (Parma): Opera presso l´Officina d´arte SpazioGaia in Via Collodi, 54 a Savona , dove organizza incontri e dibattiti culturali.

 

Silvano Godani

"Nelle sue opere risulta forte e caratterizzante il richiamo alla maternità femminile ed alla plasticità della materia vista come "Natura Naturata" ma anche, al tempo stesso, come"Natura Naturante" Quasi a confessare più o meno inconsciamente, la sottile linea di demarcazione che separerebbe Spirito e Memoria.
Per avere una conferma basta porre attenzione alla struttura "ovoidale" delle sue diafane figure, fatte di luce, però collegate al principio fisiologico della vita.
Luciana Bertorelli interpreta così l´eterno problema del rapporto tra Fede e Ragione, tra carnale Passione ed Estasi spirituale che trovasse soluzione nella serena accettazione del "mistero" femminile, dove entrambi gli aspetti "naturalmente" convivono, attraverso un assemblaggio simbolico e materico, di linee, pigmenti, colori.

 

Livia Savorelli

"L'artista privilegia l'utilizzo di olii sui quali interviene dando vita ad originali tecniche miste, ottenute con l´ausilio di sabbie, reti e garze, che oltre a movimentare la superficie pittorica, acuiscono l´intensità della valenza simbolica che la Bertorelli attribuisce a questi elementi, aventi una funzione che và al di là delle semplici finalità decorative.
Innanzitutto le sabbie e le reti permettono all´artista di giungere ad una sorta di tridimensionalità pittorica, e soprattutto di esprimere il dualismo dell´uomo contemporaneo, oscillante tra pensiero e azione, progettualità e fallimento, storia e vita".

 

Basilio Cardaci

"Eleganti policromie, raffinata eleganza compositiva ma anche arte come impegno civile ed umano conferiscono alle sue opere una spiccata attrazione emotiva e sintesi poetica"

 

Renata Rusca Zargar

(Il Convivio Anno VI. N. 2 Aprile-Giugno 2005)

Osservando i lavori di Luciana Bertorelli, ciò che colpisce immediatamente è l´impatto visivo dei materiali, dei colori, delle tecniche .
E, subito dopo però, si penetra nel richiamo mentale dei contenuti che impregnano ogni figura e colore e materiale.
Interessanti sono, infatti, l´utilizzo preferenziale di azzurro e ocra, trionfo del colore di una personalità calda, l´engobbio, il guscio rosso che ricorre spesso nella sua pittura come ritorno alle origini dell´umanità, i materiali manipolativi, la carta collage, la malta sabbiata, la garza ..
Tecniche e scelte estetiche che preludono ad un vagare nell´oasi dei sentimenti, attraverso la creazione di figure profondamente connotative e simboliche, emergenti con decisione dagli sfondi materici, spesso ispirate da poesie o da momenti di riflessione ed osservazione.
Nella produzione della Bertorelli, la figura femminile è molto rappresentata e ripetuta: la donna campeggia nei suoi pensieri così come feconda portatrice di vita, di amore, di valori.
Una donna che offre aiuto all´uomo e che si completa nell´uomo, che sa abbandonarsi alla terra per confondersi e rigenerarsi in essa.
Se l´arte deve testimoniare il proprio tempo, parlare ai contemporanei e saper raccontare ai posteri, poi, ciò che è stata una parte della realtà immanente e la sua pulsione ideologica, non c´è dubbio che l´artista, coinvolta nel difficile cammino dell´umanità e impegnata a parteciparvi attivamente, sia capace di farlo.
Specialmente mettendo in luce un´identità assai in crisi oggi.

 

Gabriella De Gregori

Il percorso creativo di Luciana Bertorelli conduce ad opere recenti in cui si coglie un aspetto fondamentale: la sintesi.
In questa fase evolutiva, le scelte cromatiche mirano alla creazione di atmosfere in cui le tinte si stemperano come in vapori soffusi, i quali creano la suggestione di uno spazio-tempo senza limiti.
Il segno costituisce l´altro elemento ridotto all´essenziale: il contorno delle figure, che occupa quasi completamente lo spazio intorno, accentra l´attenzione e campeggia quale unico simbolo.
Il segno e la linea da esso tracciata si sono fatti necessari ed incisivi.
Entrambi costringono i volumi ad uscire dal fondo.


Il contorno della immagine preferita, che per la Bertorelli è quella femminile, viene eseguito come se dovesse incidere fino al fondo la superficie.
Alle figure si accompagnano tracce, che, a volte, sembrano uscire dalle stesse senza soluzione di continuità e che alludono al fluire dei liquidi.
In realtà, queste "tracce" segnano il divenire e lo scorrere dell´esistenza.
La scelta dei materiali è determinata e determinante.


Per questo peregrinando dalla tela al manufatto ceramico la Bertorelli recepisce il messaggio che la poliedrica espressività della terra possa realizzare quella sintesi, che sente necessaria, nell´esprimere questo suo momento di raggiunta essenzialità e sintesi.
Con queste scelte di significato tecnico Luciana Bertorelli raggiunge una sintesi tra il pensiero che desidera sviscerare, fissando le contraddizioni dell´esistenza che comprende principio e fine in un continuo senza sosta, e la metamorfosi delle terre, che, attraverso il fuoco, creano a loro modo un processo nella materia stessa.

 

Hanno scritto di lei:


MariaTeresa Castellana, Ferdinando Molteni, Arturo Curà, Anna Maria Faldini